“A forest” – The Cure
“Shadowplay” – Joy Division
“Girls don’t count” – Section 25
“All night party” – A Cartain Ratio
“Fireworks” – Siouxsie and The Banshees
“Dark entries” – Bauhaus
“Mouth to mouth” – The Glove
“Black planet” – The Sisters of Mercy
“Money is not our God” – Killing Joke
“Lost in a moment” – Sad Lovers and Giants
“Second skin” – The Chameleons
“Orgasm addict” – Buzzcocks
Archivio per Marzo, 2008
THURSDAY ON AIR 27-03-2008
Posted in THURSDAY ON AIR - Le playlist del giovedì di Ice Age on Marzo 27, 2008 by iceagezineRiccardo Prencipe’s Corde Oblique: tra Respiri e Volontà d’Arte.
Posted in musica on Marzo 25, 2008 by iceagezineDi Anna Le Rose
Ci sono attimi nella vita in cui ti soffermi su dettagli che in altre occasioni non avevi minimamente tenuto in considerazione. Lì affiorano profumi, ricordi, emozioni, dolori, piaceri, visioni. Quasi come se il sangue iniziasse a scorrere per la prima volta in quel momento. Così è stato ascoltando “Volontà d’Arte”, ultimo lavoro di Riccardo Prencipe. Facile lasciarsi andare al vibrare delle parole quando l’emozione che ti trasmette un album come questo è così forte! Facile parlarne bene insomma! Ma come non farlo?! Come rendersi impersonali quando il cuore danza al ritmo di antiche melodie che profumano di Terra e Mare? Bisogna solo fermarsi e custodire quel momento.
1- Riccardo dopo un anno e mezzo da “Respiri” ci ritroviamo a parlare di “Volontà d’Arte”, il tuo ultimo album. Nella nostra precedente “chiacchierata” abbiamo riflettuto sulle contaminazioni musicali che le tue origini partenopee inivitabilmente apportano alla tua musica. Vorrei porti un nuovo spunto questa volta al di là dei suoni… Quali colori legheresti a quest’album?
R. – Per una semplice ragione psicologica sono portato a legare ad ogni mio album i colori dell’artwork, molto probabilmente la scelta stessa dei colori scaturisce dal sound che presenta il disco. Dovendoti dare una risposta alternativa direi senza dubbio il bordeaux, l’arancio scuro e il verde acqua. Tuttavia ogni brano si legherebbe a tinte assai diverse, unite soprattutto ai diversi luoghi a cui si ispirano i brani, arriveremmo quindi ad una tavolozza estremamente variopinta.
2- Dal titolo dell’album si evince il tuo forte legame con la Storia dell’Arte. In che misura incide la conoscenza di questa materia nel tuo far musica? Ci sono artisti ai quali ti senti particolarmente vicino per sensibilità, concezioni o ispirazioni?
R. – La misura è enorme, in quanto sono convinto che sia fondamentale creare dei cortocircuiti fra le componenti della nostra vita; questo in generale fa si che ognuno possa essere realmente sé stesso e non tentare di assomigliare a qualcun altro. Gli artisti a cui mi sento più vicino sono: Man Ray, Marcel Duchamp, Simone Martini e lo scrittore Marcel Proust.
3- “Kunstwollen”… Dove trovi la tua Volontà d’Arte?
R. – Nei luoghi a cui dedico le musiche che essi stessi mi trasmettono.
4- Purtroppo la Storia dell’Arte viene sempre meno studiata e approfondita dai ragazzi, che spesso la trovano un po’ noiosa. Devo dire che ciò è dovuto anche al metodo d’insegnamento che sempre meno coinvolge e appassiona. Oltre al tuo impegno di musicista la vita ti vede nelle vesti di storico dell’arte. Come cerchi di conciliare queste due strade? Credi sia possibile avvalersi dell’immediatezza della musica per trascinare il pubblico alla scoperta di questa affascinante materia?
R. – E’ proprio quello che cerco di fare. In effetti credo che il problema della lontananza tra la gente e la storia dell’arte sia proprio il metodo d’insegnamento. Purtroppo esiste un’enorme quantità di docenti che insegna le cose in modo nozionistico e meccanico, privandole delle sensazioni necessarie a farle rivivere nel presente, è gente che dovrebbe fare solo ricerca e a cui credo non interessi insegnare. Nel mio piccolo cerco sempre di coniugare l’aspetto scientifico con quello romantico, che è un motivo fondamentale che ci spinge a fare questo mestiere. Dedicando dei brani ad alcuni luoghi cerco di risvegliare nella gente la curiosità verso questi, raccontarli dal mio punto di vista per spronare gli altri a raccontarli dal proprio.
5- uno degli aspetti peculiari del tuo far musica è la collaborazione con numerosi musicisti. In questo modo ogni brano diventa come una storia narrata a più voci, ciò conferisce ad ogni singolo pezzo un fascino tutto singolare. Ma la collaborazione a volte può dar vita ad inconvenienti di natura personale ed intima, piccole mortificazioni alla nostra vanità, il sentirsi privati di un qualcosa di esclusivo, di un’idea… A te è mai successo?
R. – Assolutamente no, in nessun senso. Sono molto attento e corretto sia a voler riconoscere la creatività altrui che nel pretendere che venga riconosciuta la mia. Nella maggior parte dei casi stendo sia l’arrangiamento che la melodia dei testi, quindi il problema non si pone; ma nei casi in cui da parte di un ospite c’è un contributo creativo, e non solo esecutivo, l’ho sempre riconosciuto sia verbalmente che formalmente. Ci tengo inoltre a sottolineare che l’importanza dell’interprete è per me fondamentale; non credo affatto di non aver bisigno di nessuno, sono cosciente di essere una mente che ha bisogno di altri organi per far funzionare l’organismo.
6- La prima parola che mi è saltata alla mente ascoltando l’album è Mediterraneità. Un concetto che non saprei definirti se non come una sorta di non luogo dove confluiscono tutte le ricchezze della nostra Terra, anch’io come sai sono meridionale. Attingiamo alla realtà che conosciamo, ne beviamo il succo, ne mordiamo la carne assorbendone l’essenza. Un’alchimia tra Natura e Storia. Secondo te dove si cela o dove si palesa la ricchezza della nostra tradizione?
R. – La ricchezza della nostra tradizione si cela nei difetti che essa purtroppo ci ha tramandato; le difficoltà in cui siamo cresciuti e in cui viviamo tuttora ci impongono di essere vigili e attenti. Inoltre il fatto di essere cresciuti a stretto contatto con il mito, ce lo ha reso familiare, verso l’antico è come se avessimo un atteggiamento confidenziale. Non credo ciecamente nei luoghi comuni, ma se esistono ci sarà un perchè…
7- Per un musicista credo che la dimensione live sia un momento di vera passione col pubblico, con la musica, con lo strumento. Ho avuto il piacere di assistere ad un tuo live e ne sono rimasta totalmente coinvolta! Tu come la vivi rispetto al momento creativo-compositivo?
R. – Sono cose molto diverse, tuttavia anche in questo caso indispensabili tra di loro. Il momento è un po’ il sesso della musica: c’è pancia, c’è piacere immediato, c’è fervore. il momento creativo invece è un concerto tra la mente ed il cuore, ma è fatto di solitudine, di intimismo, forse anche un po’ di misantropia.
8- Quali sono i tuoi ascolti al momento?
R. – E’ un momento in cui mi sento molto vicino agli Anathema, credo che abbiano molto da dire e siano un’ottima fusione tra malinconia ed energia. Sono inoltre legato da sempre alla musica antica, ed in primo luogo ai Micrologus, ensemble umbro che seguo da anni.
9- Cosa pensi dell’attuale situazione sociale partenopea? Intravedi delle vie d’uscita o credi che il futuro di Napoli resterà un magma caotico e, ahinoi, stagnante?
R. – Difficile a dirsi, credo però che i mass media enfatizzino un bel po’ i nostri problemi, non che non ne abbiamo, ma durante il perido in cui si aprlava del problema rifiuti mi hanno telefonato degli amici musicisti che vivono fuori chiedendomi se stessi bene in salute! Risultato dell’esigenza dei media di fare notizia…
10- Nel ringraziarti per aver voluto condividere con noi questo spazio lascio l’ultima parola a te…
R. – Grazie a te e grazie ai numerosi giornalisti che sono attenti verso le realtà italiane; il futuro della musica è anchenelle vostre mani, sentitevene responsabili nel bene e nel male!
THURSDAY ON AIR 13-03-2008 (Irlanda in festa!)
Posted in THURSDAY ON AIR - Le playlist del giovedì di Ice Age on Marzo 13, 2008 by iceagezineUn piccolo appunto alla playlist di questa settimana… No, non siamo diventati matti, affermazione poi alquanto opinabile dato che l’integrità mentale a quanto pare non è di casa… Questo giovedì abbiamo voluto rendere omaggio ad una terra cara alla redazione di Ice Age, l’Irlanda… Abbiamo immaginato di festeggiare anche noi il St Patrick’s Day (si, ok, con qualche giorno di anticipo) e tra una pinta e l’altra siamo riusciti a regalarCi qualche bel brano di pura tradizione irlandese… Buone danze a tutti!
(Attenti al Leprechaun ragazzi… vi frega le birre!)
“O’Keefe’S”
“Geordie” (trad. XVII sec.)
“Hugh O’Donnell”
“The minstrel”
“The Celts”
“The Quaker”
“Celtic dance”
“The third melody”
“The blood of Cu Chulainn” – Jeff and Michael Danna
“Lothlorien” – Enya
“Strayed Away” – Clanned
“Bonny Portmore” – Loreena McKennit
“The Heathery Cruach” – Altan
“Johnny Cope” – Planxty
VODNIK
Posted in misteri, miti e leggende on Marzo 6, 2008 by iceagezineDi Kammerspiel
Nel folklore boemo, I Vodník sono creature acquatiche, una sorta di folletti dell’acqua, che popolano il fiume Moldava, tradizionalmente sono raffigurati con un cappello rosso, una marsina verde e la falda sinistra della loro coda di rondine è sempre gocciolante. La loro prerogativa è quella di custodire le anime annegate nel fiume, in vecchie pentole e tazzine depositate sull’alveo dello stesso. Ogni Vodnik ha un “territorio”, cioè un ponte,e in base alle varie leggende ad essi associate, possono essere d’indole bonaria (amano intrattenersi con la gente autoctona, e perché no, mangiare con essi uno dei piatti tipici praghesi e bersi una birra ) o malvagia ( si divertono a rovesciare le barche o arrecare dispetti, ma potrebbero addirittura arrivare . nei casi più eclatanti a trascinare in acqua giovani malcapitate fanciulle). Nella “Leggende praghesi” Frantisek Langer , asserisce che tre Vodnik abitavano la Moldava, uno a Kampa, l’ “isola” separata dalla terraferma dal Canale del Diavolo, scorcio suggestivo del quartiere Mala Strana, uno a Vyšehrad, la roccia sul fiume, misterioso luogo legato alla principessa Libuse, e l’ultimo a Na Frantisku.
IL GOLEM
Posted in misteri, miti e leggende on Marzo 6, 2008 by iceagezineDi Kammerspiel
Il Golem e le leggende ad esso associate hanno origine antica. Il termine compare nell’Antico Testamento, precisamente nel Salmo 139.16, e sta ad indicare “una massa informe”. Appare in molti passi del Talmud, seppure in modo sfocato, nel senso che le sue funzioni non sono molto chiare. Il Golem è ben radicato nella Qabbalah. I due libri più importanti della mistica ebraica ,lo Zohar (il libro dello Splendore) e il Séfer yetziráh (il libro della Formazione) che la tradizione rabbinica attribuisce al primo dei patriarchi, Abramo, citano il “golem”.
Il Golem è un “essere” , o sarebbe meglio dire è una “massa informe” , che prende vita dall’argilla col potere della parola. La parola è quindi , principio creativo dell’universo. La tradizione “recitava” che il golem avesse scritto sulla fronte “la parola” DIO, il rabbino aggiungeva ad essa la parola emeth (che significa verità-percui veniva composta la frase: DIO è vERITà) e quella massa d’argilla prendeva vita, quando il rabbino, cancellava la lettera iniziale (Aleph), rimaneva la parola “meth” (morte) la frase mutava in “Dio è morto”, e il Golem ridiveniva argilla informe.
Si può asserire che il Golem è una sorta di schiavo assoggettato a colui che la vita gli dona (i maestri della parola), esegue alla lettera gli ordini impartiti, non ha emozioni, poiché privo d’anima e nessun rituale è in grado di donargliela. La figura del Golem ha cavalcato altre versioni: oltre quella di fedele servitore, quella di difensore degli ebrei dalle persecuzioni, fino a giungere a chiavi di lettura più moderne, quella più fantastica, che lo vede accostato ad un mostro, e quella più “industriale” che lo vede paragonato ad un robot.
Una leggenda polacca , narrava di un golem che crebbe progressivamente sino a divenire troppo mastodontico per essere governato dal suo padrone, il rabbi Elija Ba’al Schem di Chelm, dovette quindi escogitare un modo per avvicinarlo e sopprimerlo. Con un ingegnoso stratagemma gli ordinò di togliergli le scarpe, avendo così la sua fronte a portata di mano cancellò la “aleph”, e la creatura divenne inerte , tramutandosi in argilla sotterrando però mortalmente il rabbino.
La leggenda più nota è quella del XVI secolo, sita nel ghetto di Praga. La città asburgica ammantata d’un arcano fascino, nella quale il rabbino Judah Low Bezaleel, capo spirituale della comunità ebraica prese la definitiva decisione di ricorrere alla Qabbalah per “porre rimedio ” all’ostilità e alle intimidazioni cui la propria gente andata via via frequentemente subendo. Diede allora vita al Golem, trascrivendo uno dei misteriosi nomi di DIO su una pergamena da riporre sulla fronte del golem, era conscio che questa creatura plasmata dall’argilla , senz’anima , invulnerabile e terrificante, lo avrebbe servito e aiutato nella causa del popolo ebraico. Il rabbino , ottenuta udienza da Rodolfo d’Asburgo, si recò a palazzo accompagnato dal Golem, esponendo le sua richiesta di terminare la persecuzione alla sua comunità, qualora la sua richiesta non fosse stata presa in considerazione, esso , promise di far sfoggio del suo “sapere” cabalistico e quindi della sua creatura. Il fruttuoso potere oratorio del rabbino teneva in scacco l’attenzione dell’Imperatore e dei suoi servitori, ma il silenzio venne all’improvviso mandato in frantumi da una sguaiata risata, che divenne poi contagiosa e irrefrenabile in tutte le altre persone presenti nel castello. Erano chiaramente ghignate di scherno per il rabbino, per il suo paventato (almeno in parole) sapere, e per l’intero suo popolo. Qui, tutto il rancore covato negli anni da Low, e l’ultima umiliazione provata, esplose nella furia ceca (non è un’errore d’ortografia) del Golem , che inizio all’istante a distruggere tutto ciò che gli si parava innanzi. Rodolfo dinnanzi a una taLE dimostrazione di potere, acconsentì a soddisfare ogni richiesta del rabbino, che conseguentemente risparmiò la vita a tutta la corte richiamando a se il Golem. Ma dopo quest’episodio qualcosa mutò in quella creatura..come se in se stesso, pulsò un bagliore di coscienza , tale da rendergli conto d’essere un’essere vivente e non un’automa . Sfuggito al controllo del Rabbino, cominciò a vagare per le vie di Praga distruggendo tutto. Imbattutosi in un bimbo e dal candore che esso indossava, lo afferrò docilmente, stupito , e prese a mirarlo con intensità…fu ,inspiegabilmente, Talmente soggiogato da ciò che aveva tra le braccia… che permise al bimbo di sfilargli la pergamena dalla fronte… andando quasi volontariamente incontro alla sua morte.
Vi sono altre versioni della storia, un’altra ipotesi molto accreditata è che questa leggenda derivi da quella del rabbi Elija Ba’al Schem di Chelm, altre fonti invece dichiarano che la leggenda ha subito “adattamenti” nel corso del tempo. Ad esempio, nelle varie versioni notevoli sono le differenze: al posto dell’incisione sulla fronte può esserci una pergamena; l’incisione può essere sulla fronte, oppure sotto la lingua.
THURSDAY ON AIR 06-03-2008
Posted in THURSDAY ON AIR - Le playlist del giovedì di Ice Age on Marzo 6, 2008 by iceagezine“Cinemascope” – John Foxx
“Are friends electric early” – Gary Numan
“Bitstream” – Clock DVA
“10 Pence” – Throbbing Gristle
“EmpTe” – Skinny Puppy
“Fall out” – AmGod
“Release” – Pulse Legion
“No matter what you do” – The legendary pink dots
“The set up” – Cabaret Voltaire
“Krieg und Frieden” – Stockhausen
“Cold Steel“ – Psychic Tv
“I don’t know“ – Suicide
“Panic” – Coil
“Tower of lies” – Danielle dax
“Hallucination” – Lydia Lunch
THURSDAY ON AIR 28-02-2008
Posted in THURSDAY ON AIR - Le playlist del giovedì di Ice Age on Marzo 5, 2008 by iceagezine“Friday I’m in love” – The Cure
“Robespierre” – Offlaga Disco Pax
“Neogrigio” – Diaframma
“Heroes” – David Bowie
“Red over White” – Siouxsie and The Banshees
“I don’t understand” – Wire
“K PAX” – Kirlian Camera
“Lights” – I love you but I’ve chosen darkness
“Emily Insonne acustica” – Ninive
“Playing the fool” – Unter Null
“Cigarettes” – Gripweed.
“Changes” – Echoes of Silence
“I want my innocence back” – Emilie Autumn
“Buried alive” – Front Line Assembly
“Godhead” – Nitzer Ebb
“Gloomy Sunday” – Diamanda Galas
“Cobalt blue” – Black Sun Productions
“Ostia” – Autunna et sa Rose
“La Grande Corsa” – Camerata Mediolanense
“Memento” – Pantheon Legio Musica
“The Nine Rituals” – Ataraxia
“Here we stand” – Sol Invictus
