Riccardo Prencipe’s Corde Oblique: tra Respiri e Volontà d’Arte.

Di Anna Le Rose

Ci sono attimi nella vita in cui ti soffermi su dettagli che in altre occasioni non avevi minimamente tenuto in considerazione. Lì affiorano profumi, ricordi, emozioni, dolori, piaceri, visioni. Quasi come se il sangue iniziasse a scorrere per la prima volta in quel momento. Così è stato ascoltando “Volontà d’Arte”, ultimo lavoro di Riccardo Prencipe. Facile lasciarsi andare al vibrare delle parole quando l’emozione che ti trasmette un album come questo è così forte! Facile parlarne bene insomma! Ma come non farlo?! Come rendersi impersonali quando il cuore danza al ritmo di antiche melodie che profumano di Terra e Mare? Bisogna solo fermarsi e custodire quel momento.

Photobucket

1- Riccardo dopo un anno e mezzo da “Respiri” ci ritroviamo a parlare di “Volontà d’Arte”, il tuo ultimo album. Nella nostra precedente “chiacchierata” abbiamo riflettuto sulle contaminazioni musicali che le tue origini partenopee inivitabilmente apportano alla tua musica. Vorrei porti un nuovo spunto questa volta al di là dei suoni… Quali colori legheresti a quest’album?

R. – Per una semplice ragione psicologica sono portato a legare ad ogni mio album i colori dell’artwork, molto probabilmente la scelta stessa dei colori scaturisce dal sound che presenta il disco. Dovendoti dare una risposta alternativa direi senza dubbio il bordeaux, l’arancio scuro e il verde acqua. Tuttavia ogni brano si legherebbe a tinte assai diverse, unite soprattutto ai diversi luoghi a cui si ispirano i brani, arriveremmo quindi ad una tavolozza estremamente variopinta.

2- Dal titolo dell’album si evince il tuo forte legame con la Storia dell’Arte. In che misura incide la conoscenza di questa materia nel tuo far musica? Ci sono artisti ai quali ti senti particolarmente vicino per sensibilità, concezioni o ispirazioni?

R. – La misura è enorme, in quanto sono convinto che sia fondamentale creare dei cortocircuiti fra le componenti della nostra vita; questo in generale fa si che ognuno possa essere realmente sé stesso e non tentare di assomigliare a qualcun altro. Gli artisti a cui mi sento più vicino sono: Man Ray, Marcel Duchamp, Simone Martini e lo scrittore Marcel Proust.

3- “Kunstwollen”… Dove trovi la tua Volontà d’Arte?

R. – Nei luoghi a cui dedico le musiche che essi stessi mi trasmettono.

4- Purtroppo la Storia dell’Arte viene sempre meno studiata e approfondita dai ragazzi, che spesso la trovano un po’ noiosa. Devo dire che ciò è dovuto anche al metodo d’insegnamento che sempre meno coinvolge e appassiona. Oltre al tuo impegno di musicista la vita ti vede nelle vesti di storico dell’arte. Come cerchi di conciliare queste due strade? Credi sia possibile avvalersi dell’immediatezza della musica per trascinare il pubblico alla scoperta di questa affascinante materia?

R. – E’ proprio quello che cerco di fare. In effetti credo che il problema della lontananza tra la gente e la storia dell’arte sia proprio il metodo d’insegnamento. Purtroppo esiste un’enorme quantità di docenti che insegna le cose in modo nozionistico e meccanico, privandole delle sensazioni necessarie a farle rivivere nel presente, è gente che dovrebbe fare solo ricerca e a cui credo non interessi insegnare. Nel mio piccolo cerco sempre di coniugare l’aspetto scientifico con quello romantico, che è un motivo fondamentale che ci spinge a fare questo mestiere. Dedicando dei brani ad alcuni luoghi cerco di risvegliare nella gente la curiosità verso questi, raccontarli dal mio punto di vista per spronare gli altri a raccontarli dal proprio.

5- uno degli aspetti peculiari del tuo far musica è la collaborazione con numerosi musicisti. In questo modo ogni brano diventa come una storia narrata a più voci, ciò conferisce ad ogni singolo pezzo un fascino tutto singolare. Ma la collaborazione a volte può dar vita ad inconvenienti di natura personale ed intima, piccole mortificazioni alla nostra vanità, il sentirsi privati di un qualcosa di esclusivo, di un’idea… A te è mai successo?

R. – Assolutamente no, in nessun senso. Sono molto attento e corretto sia a voler riconoscere la creatività altrui che nel pretendere che venga riconosciuta la mia. Nella maggior parte dei casi stendo sia l’arrangiamento che la melodia dei testi, quindi il problema non si pone; ma nei casi in cui da parte di un ospite c’è un contributo creativo, e non solo esecutivo, l’ho sempre riconosciuto sia verbalmente che formalmente. Ci tengo inoltre a sottolineare che l’importanza dell’interprete è per me fondamentale; non credo affatto di non aver bisigno di nessuno, sono cosciente di essere una mente che ha bisogno di altri organi per far funzionare l’organismo.

6- La prima parola che mi è saltata alla mente ascoltando l’album è Mediterraneità. Un concetto che non saprei definirti se non come una sorta di non luogo dove confluiscono tutte le ricchezze della nostra Terra, anch’io come sai sono meridionale. Attingiamo alla realtà che conosciamo, ne beviamo il succo, ne mordiamo la carne assorbendone l’essenza. Un’alchimia tra Natura e Storia. Secondo te dove si cela o dove si palesa la ricchezza della nostra tradizione?

R. – La ricchezza della nostra tradizione si cela nei difetti che essa purtroppo ci ha tramandato; le difficoltà in cui siamo cresciuti e in cui viviamo tuttora ci impongono di essere vigili e attenti. Inoltre il fatto di essere cresciuti a stretto contatto con il mito, ce lo ha reso familiare, verso l’antico è come se avessimo un atteggiamento confidenziale. Non credo ciecamente nei luoghi comuni, ma se esistono ci sarà un perchè…

7- Per un musicista credo che la dimensione live sia un momento di vera passione col pubblico, con la musica, con lo strumento. Ho avuto il piacere di assistere ad un tuo live e ne sono rimasta totalmente coinvolta! Tu come la vivi rispetto al momento creativo-compositivo?

R. – Sono cose molto diverse, tuttavia anche in questo caso indispensabili tra di loro. Il momento è un po’ il sesso della musica: c’è pancia, c’è piacere immediato, c’è fervore. il momento creativo invece è un concerto tra la mente ed il cuore, ma è fatto di solitudine, di intimismo, forse anche un po’ di misantropia.

8- Quali sono i tuoi ascolti al momento?

R. – E’ un momento in cui mi sento molto vicino agli Anathema, credo che abbiano molto da dire e siano un’ottima fusione tra malinconia ed energia. Sono inoltre legato da sempre alla musica antica, ed in primo luogo ai Micrologus, ensemble umbro che seguo da anni.

9- Cosa pensi dell’attuale situazione sociale partenopea? Intravedi delle vie d’uscita o credi che il futuro di Napoli resterà un magma caotico e, ahinoi, stagnante?

R. – Difficile a dirsi, credo però che i mass media enfatizzino un bel po’ i nostri problemi, non che non ne abbiamo, ma durante il perido in cui si aprlava del problema rifiuti mi hanno telefonato degli amici musicisti che vivono fuori chiedendomi se stessi bene in salute! Risultato dell’esigenza dei media di fare notizia…

10- Nel ringraziarti per aver voluto condividere con noi questo spazio lascio l’ultima parola a te…

R. – Grazie a te e grazie ai numerosi giornalisti che sono attenti verso le realtà italiane; il futuro della musica è anchenelle vostre mani, sentitevene responsabili nel bene e nel male!

Una Risposta a “Riccardo Prencipe’s Corde Oblique: tra Respiri e Volontà d’Arte.”

  1. Bellissima intervista, davvero! Come tutto ciò che scrivete. Complimenti sinceri per l’iniziativa e continuate così!

Lascia un commento