Tra passato e futuro… Hiroshima Mon Amour.

Di Anna Le Rose

E’ bello sapere che da qualche parte esiste ancora a distanza di tanti anni qualcuno che ama l’italica new-wave fatta di essenzialità e buon gusto. No, non esagero se parlando degli Hiroshima Mon Amour rimando i miei pensieri alle note di gruppi storici come Diaframma e Litfiba! Ma ciò che davvero rende questa formazione diversa dalle altre è la capacità di aver saputo creare un marchio di fabbrica tutto originale nonostante le pedisseque imitazioni che da anni pullulano la scena musicale di riferimento. Ed è così che i nostri ragazzi di Teramo, nonostante le pause con cui si sono dovuti confrontare, sono riusciti a conquistare pubblico e critica. Coinvolgono con le loro melodie “siberiane”, scandiscono il ritmo di cuori e pensieri, rincorrono e scorrono atmosfere plumbee. Questo, ma anche molto di più, rappresenta gli HMA, che attraverso le parole di Carlo Furii hanno raccontato ad Ice Age la loro storia…

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1- Carlo percorriamo in questa chiacchierata la vostra storia… Hiroshima Mon Amour, nome importante, film vessillo della Nouvelle Vague, brano storico degli Ultravox. Come mai proprio questa scelta?

Quando stavamo cercando un nome per il gruppo, ci guardavamo attorno per carpire dalle situazioni che ci circondavano qualcosa di adatto alla musica che colevamo suonare. “Hiroshima Mon Amour” mi sembrava molto adatto perchè “Hiroshima” mi faceva pensare a qualcosa di duro e drammatico, dal tragico episodio della Seconda Guerra Mondiale, mentre “Mon Amour” m’ispirava qualcosa di più dolce e romantico… Ed erano esattamente le due facce del nostro modo di far musica! Un nome che ci ha fatto discutere più di una volta: non piaceva ai miei compagni che lo ritenevano troppo lungo e complicato.

2- La band nasce a fine 1994, due demo-tapes, la fanzine “Petali Viola” distribuisce il vostro primo mini-cd autoprodotto. Come ricordi quegli anni? Stati d’animo? Progetti? Sogni?

Si, avevamo molti sogni allora e si respirava un’aria moto positiva. I demo-tapes erano andati bene ed eravamo riusciti a far parlare di noi in modo importante. Il mini-cd pubblicato in allegato a “Petali Viola” veniva a sancire il passaggio dal demo-tape al prodotto ufficiale confezionato. Avemmo un’esplosione di popolarità nell’ambiente new-wave/gotico italiano! Pochi mesi prima avevamo anche ricevuto una proposta discografica. Il nostro periodo più felice, forse…

3- Dopo due mesi dal mini-cd esce “Anno Zero”, il primo vero album. Dopo poco più di due anni arriva “Dedicata”. Impossibile non notare le diverse sonorità. da una new-wave venata di rock vi accostate a suoni molto più elettronici. Cosa ha scaturito il cambiamento? fattori esterni, esperienze nuove, gusti personali?

Vorrei chiarire una cosa importante: la nostra storia “compositiva” va letta al contrario, cioè “Dedicata” è il primo vero album degli HMA, ideato assieme al tastierista e membro fondatore Vincenzo Marchetti. Erano le nostre prime composizioni, usavamo la batteria elettronica e Vincenzo aveva una personalità prorompente, le due cose spiegano le forti tinte elettroniche dei pezzi ed anche alcune ingenuità nella loro stesura. La sua malattia e l’abbandono ci sconvolsero, pensavamo di non essere in grado di andare avanti senza di lui. Poi abbiamo deciso di continuare, ma anche di non suonare più quel repertorio, ripartire da zero. Abbiamo preso un batterista ed un niovo tastierista, il sound è cambiato, si è fatto più elettrico ed è nato “Anno Zero”. Successiavamente ci siamo accorti di essere ancora emotivamente legati alle canzoni del primo periodo, quelle che avevamo abbandonato, così le abbiamo recuperato ed incise. in “Dedicata” abbiamo usato i suoni e le tracce MIDI originali per ottenere un risultato più aderente possibile a quello che facevamo agli inizi, ingenuità comprese.

4- Arriviamo ora al primo, forse, vero momento difficile per la band, lo scioglimento. Come ci si sente in quei momenti? Personalmente mi sentirei spogliata di una parte importante di quel sogno…

Non è che gli HMA si siano mai realmente sciolti, parlerei piuttosto di cambi di formazione e di prolungati periodi di stop. Quello del 2001 è stato uno dei momenti più difficili da affrontare, sono stato più provato di quello che ho realmente mostrato, soprattutto per la frattura con Antonio Campanella, bassista e fondatore, nonchè mio alter ego all’interno del gruppo. Fino a quel momento i pezzi erano nati da un duro confronto tra noi due, lui era molto critico verso le mie proposte, però oggi penso che quello sia stato un processo costruttivo importante, che ha contribuito alla maturazione del nostro sound. E’ stato sicuramente un brutto colpo, ma adesso ho capito che la storia di un gruppo musicale è, in piccolo, la storia della vita stessa: è fatta di continui mutamenti, se riesci ad adattarti sopravvivi, altrimenti soccombi. Adesso io e Antonio siamo perfettamente riconciliati, anche se non suoniamo più insieme.

5- la storia continua e gli HMA si rialzano con una nuova formazione che ti vede come unico superstite. Arriva nel 2004 un nuovo mini-cd autoprodotto, £Hiroshima Mon Amour:4″. In quell’anno ricorreva anche il vostro decimo compleanno, festeggiato con una raccolta intitolata “Cambio 1995/2001″. Critiche ottime, come sempre del resto, sanciscono quel momento. Come ci si sente ad essere una delle formazioni più stimate nell’ambito, non solo della new-wave, ma di tutto il panorama rock alternativo made in Italy? Tra l’altro nel 2006 alcune vostre canzoni sono state inserite ne “Il Grande Dizionario della Canzone Italiana” curato da Dario Salvatori…

E’ stato molto duro rimettersi in gioco per una seconda volta, anche qui ho pensato che non ce l’avrei fatta, poi alcuni fortunati incontri mi hanno permesso di rimettere in piedi il progetto. “Luna”, brano inciso sul finire del 2001, è un po’ il simbolo di questa rinascita, che stavolta è maturata più sul palco che in studio di registrazione. Non pensavo che un album come “Cambio 1995/200″ potesse riscuotere così tanto successo di critica. Evidentemente la passione che abbiamo messo nel nostro lavoro si avverte. Come mi sento? Ma… Mai arrivato ad alcun traguardo, nella mia mente il miglior disco e la jmigliore canzone degli HMA devono ancora venire. Sento di avere ancora molte cose da dire e molte idee da sfruttare. Per quanto riguarda il libro di Salvatori, noi eravamo comletamente all’oscuro di essere stati citati come band dai testi meritevoli di essere ricordati nella storia della musica italiana. Lo abbiamo saputo casualmente quasi un anno dopo la sua pubblicazione, con nostro sommo stupore…

6- Il 2007 vede l’arrivo di “ES”, il lavoro a mio parere più oscuro che abbiate fatto. Cosa vi ha portato a questo concepimento?

Ho scritto “ES” nel 2005, un periodo in cui ero molto stressato, così come lo erano tutti i membri degli HMA a causa dell’Embryo Tour. Facevamo degli ottimi concerti, ma non era sufficiente per trovare buoni ingaggi come in passato, ero arrabbiato e non sapevo con chi prendermela. “ES” è molto simile ad un incubo, ho messo dentro questo lavoro il mio lato più oscuro e pessimista. Possiamo definirlo come la materializzazione delle mie paure più inconsce…

7- Ed eccoci ai giorni nostri… “Embryo Tour 2005″, un disco registrato dal vivo che inevitabilmente permette la prorompente fuoriuscita del vostro suono tipicamente dark/new-wave. Come nasce e come si evolve la composizione dei brani?

Gli HMA hanno avuto una storia molto frammentata, abbiamo attraversato varie fasi, quella più rock, quella più elettronica, quella più gotica. L’album “Embryo Tour 2005″ ha il merito di aver uniformato, grazie alla dimensione live, dieci anni di storia musicale in un suono unico e compatto. E’ difficile descrivere la nascita e l’evoluzione di un pezzo degli HMA. All’inizio nasceva tutto in cantina suonando insieme, poi si è iniziato a lavorare con più metodo partendo da una bozza fatta da me con chitarra acustica e voce. Oggi si lavora prevalentemente col computer, si prepara una base MIDI e ci si suona sopra. Quello che non è cambiato è il mio modo di scrivere i testi, su pezzi di carta volanti e con penna Bic nera, rigorosamente a notte fonda.

8- Dopo aver cambiato tante etichette siete approdati alla “Danze Moderne”, etichetta discografica indipendente che ti vede attivo in prima linea. Come vedi l’attuale panorama italiano?

Guarda, già mi hanno fatto questa domanda in un’altra intervista, ho risposto sinceramente e qualcuno si è offeso…  Ribadisco anche  ate che non vedo una scena italiana in buona salute. Evito di fare nomi, ma se il meglio è quello che ci stanno proponendo oggi i gruppi indie più in voga, la vedo messa male. Quando alcuni amicie  colleghi musicisti mi hanno chiesto di entrare nel progetto “Danze Moderne” sono stato titubante, ma poi mi sono detto che potevo fare il mio tentativo da dare un contributo al rock italiano. In Italia ci lamentiamo sempre, poi, quando si presenta l’occasione per darsi da fare, ci si tira indietro. Io non ho voluto tirarmi indietro.

9- L’ultima parola agli HMA…

Primo: ti ringrazio per l’intervista e per l’interesse che hai riservato al mio gruppo. Secondo: comprate “Embryo Tour 2005″, è un bel disco e merita l’ascolto. Terzo: se non conoscete ancora gli HMA visitate il nostro sito internet www.hma.it e la nostra pagina MySpace www.myspace.com/hiroshimamonamourband dove potrete ascoltare gratuitamente alcuni nostri brani.

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