Quando la Stasi è l’inizio di tutto.
Diana Clerici, 21 anni. “Stasi” la sua prima pubblicazione. A bassa voce tra Sogni e Visioni ci racconta la sua Poesia…
Di Anna le Rose
1- Diana innanzitutto grazie per essere con noi! Inizio con una domanda d’obbligo: perchè “Stasi”?
D: Sono io che ringrazio voi per l’interesse e il supporto! Il titolo “Stasi” è nato da un contrasto tra il mio stato d’animo e il periodo in cui è stata scritta la maggior parte delle mie poesie. era infatti la primavera/estate del 2007, momento di rinascita, e quindi cambiamento della natura, che divergeva molto dalla “stasi” e dall’immutabilità che provavo in quel momento.
2- Il tuo è un libro dal forte potere evocativo. Le parole si fondono con gli stati d’animo che a loro volta diventano colori e poi ombre, luci, esseri, dimensioni… Ci sono immagini a cui associ le tue parole?
D: Mi fa piacere che alle parole si siano unite anche le immagini. Mi piace associare i versi e le parole di una poesia alla Luna. Nell’oscurità della giornata, la Luna compare mostrandoci la stessa faccia, in ogni angolo del mondo. Ma è da tempo che gli uomini, non solo poeti, sono affascinati da essa e la pongono al centro di un’incessante serie di favole, leggende, metafore… Trovo che una poesia, e che quindi le parole usate siano di primo impatto obiettive, ma poi, nell’oscurità del nostro animo, la sensibilità del lettore può cogliere gli aspetti che sorgono dalla sua individualità.
3- La Poesia è ciò che rende possibile l’impossibile. Ancor più della prosa, soggetta per sua natura a vincoli sematici maggiormente rigidi, essa libera ciò che di più recondito nidifica nell’animo umano. Tu come vivi quest’Arte?
D: Sono d’accordo con la tua analisi, ed è per questo che ho scelto questo mezzo espressivo per metter su carta le mie emozioni, cosa che ho iniziato a fare da circa due o tre anni. In un certo senso, per me leggere una poesia è come osservare un quadro: non bisogna necessariamente attenersi all’oggettività del disegno e capire cosa e perchè l’autore abbia voluto rappresentare quel soggetto, ma è da quello che il disegno stesso ci trasmette (bello o brutto che sia) che si impara ad amare l’arte e se stessi.
4- Il tema del divino ricorre spesso nei tuoi versi. Qual è il tuo rapporto con la spiritualità?
D: Credo che lo spiritualità sia presente in ogni cosa, animata o no. C’è un ordine davvero straordinario nella natura e nell’universo che non si può non rimanervi affascinati. Riguardo a Dio, non so se esista davvero un essere che abbia deciso di creare tutto questo, ma in un certo senso è meglio se non ci sia rivelato, verrebbe a mancare un grande argomento di riflessione che da sempre ci apre la mente e lo spirito.
5- Nel prologo inviti il lettore a non meditare su come tu sia, io però una domanda vorrei fartela. Quali sono i tuoi “sentimenti spesso sopiti” e “deliri spesso negati”?
D: Si tratta principalmente dell’impossibilità di esprimere, non solo a parole, ma anche coi fatti, quello che si è realmente a causa di catene e vincoli che ci impone la società, la famiglia o addirittura noi stessi.
Molte volte sono frenata nelle azioni che veramente vorrei fare perchè penso a come possano reagire terze persone. Ho sempre avuto paura e soggezione del tempo che passa e quindi non realizzare i mie sogni o concretizzare i miei stimoli mi ha più volte tormentato.
6- Quando ho letto per la prima volta le tue poesie ho avuto la sensazione di calarmi in atmosfere alla Milton nel suo “Paradiso Perduto”. Quali sono gli artisti (scrittori, poeti, musicisti, bands, pittori etc. etc.) che ti hanno ispirato e a cui ti senti affine?
D: Grazie per l’associazione, sono molto onorata! Il “Paradiso perduto” è di sicuro una delle mie opere preferite, anche se per le poesie contenute in “Stasi” credo si possano respirare le atmosfere e i contenuti di poeti come Baudelaire, Donne, Dante e anche un pizzico di Shakespeare. Ci sono inoltre due poesie ispirate rispettivamente all’ “Elettra” di Hofmannsthal e al “Faust” di Goehte, altri autori a cui mi sento particolarmente legata, soprattutto quest’ultimo.
7- “Apri e chiudi i miei occhi, e sempre, ti prego, leggili. E trova quello che ho trovato io negli occhi dell’umanità: poesia”. Queste parole sembrano indicare l’inizio e la fine del tuo viaggio. La poesia ti ha condotto in un sogno impossibile reso possibile dalla scoperta della poesia stessa nell’umanità. Ed è qui che forse gli occhi del poeta vedono meglio di quelli del comune mortale. Vizi, virtù, debolezze, forze… Ti saluto con questa domanda: cosa hai scoperto dell’uomo?
D: Ho scoperto che l’uomo ha da tempo allontanato da sé la vera bellezza, che io indico come l’”inizio di tutto” e che non è da intendersi solo in senso estetico , ma in senso più ampio e cioè i veri valori della semplicità e dell’innocenza (“Candida appari…”). Ho scoperto che l’uomo può causare male profondo con semplici parole, che raggiungono il cuore e arrivano come mucchi di terra, pronti a coprirti (“Tra terra”). Ma ho scoperto anche che l’uomo può elevarsi a un essere divino nella solitudine della natura (“Solitario adepto”, “Dio è”) e “innamorarsi dell’intera vita”.